25 novembre: contro la violenza alle donne

 

Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza alle donne in ricordo delle tre sorelle Mirabal, torturate, stuprate e uccise dai servizi segreti militari di Santo Domingo, nel 1960 sotto la dittatura di Trujillo, per aver voluto visitare dei prigionieri politici.

Il coraggio e la compassione dimostrati dalle sorelle Mirabal hanno fatto di loro delle eroine internazionali e la loro storia è stata scelta, dall’ONU nel 1999, per enfatizzare simbolicamente quanto la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani.

Tutti gli anni il 25 novembre diventa un’occasione per creare una coscienza collettiva in modo che gli autori di violenze non restino impuniti e le vittime prive di qualsiasi possibilità di risarcimento.

La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. È sofferenza e umiliazione.

In questo periodo i casi di femminicidio nel nostro Paese sono stati numerosi e brutali, agiti sopratutto da mariti o ex-partner, e in numero minore, da sconosciuti. L’Oms ricorda, con un rapporto, che la violenza domestica colpisce una donna su sei al mondo e, secondo quanto emerge da un'indagine del Consiglio d'Europa resa pubblica recentemente, è la prima causa di morte e invalidità permanente per le donne fra i 16 e 44 anni, ancora prima del cancro, incidenti stradali e guerra.

Per combattere questa violenza è importante agire sulle relazioni tra uomini e donne, rafforzando l’equilibrio e il rispetto reciproco, valori che possono e dovrebbero essere trasmessi dalla scuola, dalla famiglia e dalle altre istituzioni.

La violenza sulle donne è parte di una cultura globale che legittima la violenta appropriazione del loro corpo per gratificazione individuale o scopi politici. Milioni di donne nel mondo sono terrorizzate da violenze domestiche, schiavizzate in matrimoni forzati, comprate e vendute per alimentare il mercato della prostituzione, violentate come trofei di guerra o torturate in stato di detenzione.

Il nostro impegno, come amministratori e come donne, è costante e continuo affinché non accada più di rimanere indifferenti dinanzi alla violenza, verbale o fisica, nei confronti di una donna.

Rosa Melodia

Capogruppo Consiliare